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Libri di Pegli |
Non è che un addio (2025) di
Mario Ferrando.
Stampato da Tempo Libro di Milano.
Libro di 250 pagine che l'autore
imposta sulle "frasi vergate nel marmo" trovate visitando i cimiteri
della Liguria di Ponente, tra cui Pegli. Ferrando ha cercato di
rendere verosimili queste frasi, in un momento storico ben preciso
ricostruendole con il massimo rigore nelle sue possibilità. La
prefazione è di Giancarlo Consonni che descrive molto bene lo scopo
e la genesi dell'opera. "Impresa notevole, nata da una bellissima
idea, o meglio da una fascinazione: girovagare tra le tombe di una
terra - il Ponente Ligure -, in una sorta di
pellegrinaggio/avventura, ponendo attenzione a quello che i vivi
hanno consegnato al marmo delle tombe. Lasciarsi catturare dalle
formule più o meno sintetiche - da un aggettivo a un cenno di
racconto - in cui è stata condensata una vita perchè di una persona
cara si ricordi il ricordo essenziale. E accettare la sfida:
sciogliere la formula in un racconto. Così il pellegrinaggio ha
spinto Mario Ferrando a farsi detective, storico e antropologo, a
farsi scrittore: autore di narrazioni che dal freddo del marmo di
Carrara provano a disegnare traiettorie di vite." Gli episodi che
maggiormente ci interessano sono quelli riguardanti il Cimitero di
Pegli e sono tre. La prima tomba è quella di Cristoforo Bonavino. A
pagina 196 troviamo la fotografia della tomba e un breve racconto
che gioca sullo pseudonimo del sacerdote nel suo stato laicale con
il nome di Ausonio Franchi. A pagina 218 vediamo l'epigrafe tombale
di Giuseppe Chiozza, il poeta pegliese noto con lo pseudonimo
"Quello". Il racconto sul poeta parte dalla fotografia che l'autore
ha trovato sul sito "Pegli da Scoprire" con la sua farfalla
mazziniana e nel racconto viene immaginato un incontro con un altro
poeta ligure e noto lichenologo Camillo Sbarbaro. Infine le pagine
227 e 228 vengono dedicate a Settimio Seidita nato a Palermo nel
1887 e deceduto a Pegli nel 1949. Per questo violinista, pegliese di
adozione, l'autore rimane affascinato dalla fotografia tombale, in
posa, con il vestito elegante, gli occhiali neri ed il violino in
mano. Nel racconto ispitato alla sua tomba, l'autore lo immagina in
un incontro con la giovane e seducente Maria Callas che il 12 Maggio
1948 debuttava a Genova con uno straordinaria interpretazione di
Tristano ed Isotta.

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